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La Storia di Aibo

Il nucleo rurale sorge sulle pendici occidentali di Monte Morello, colle che si erge sulla pianura tra Bazzano e Monteveglio all’interno del Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio. Al centro spicca l’edificio più antico in pietra, a pianta irregolare, che tra corpi di diverse epoche ingloba i resti di una torre medievale. Il toponimo compare per la prima volta in documenti del XII secolo come “Aibo”, termine legato alla presenza di acqua: infatti nel latino emiliano “aibus” significa abbeveratoio.

La località fu frequentata fin da tempi molto antichi, come attesta il rinvenimento di alcune tombe etrusche negli anni Venti del Novecento. Nel Medioevo sul colle fu costruito a difesa di Monteveglio un fortilizio, che cadde durante l’assedio posto dall’imperatore a questo castello: l’assedio si concluse nel 1092 con la vittoria della contessa Matilde sull’imperatore. A testimonianza che l’insediamento di Daibo era abitato in epoca Medievale, nel 1170, tra i firmatari del trattato di alleanza tra Monteveglio e il Frignano, viene citato come appartenente al popolo Giovanni de Aibo. Nel 1296 Guido de Aibo è invece censito tra i nobili di Monteveglio.

Nei primi anni del Cinquecento i canonici del Monastero di Monteveglio acquistarono in questa località diversi appezzamenti, con i nomi di “Pian Daibo”, “Adaibo”, “Pra Daibo” e “Fontana da Daibo”, e inoltre una torre e un casamento con un forno. Viene anche ricordato l’acquisto di un terreno nel luogo “alle vigne di Daibo” che sottolinea l’antica vocazione vitivinicola della zona. Nel settecentesco catasto Boncompagni il podere Daibo figura ancora di proprietà dei canonici dell’Abbazia di Monteveglio. I terreni erano in prevalenza coltivati a seminativo, arborato e vitato, ma erano presenti anche boschi cedui e querceti d’alto fusto per l’allevamento brado dei maiali e incolti calanchivi utilizzati per il pascolo degli ovini.

Nell’ultimo dopoguerra la proprietà era divisa in quattro poderi: nell’edificio principale vi erano le abitazioni delle quattro famiglie che avevano una stalla fienile per ciascuna, mentre il forno, ancora oggi visibile, era in comune.